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Martedì 26 gennaio, le classi III della nostra scuola media hanno partecipato all'incontro con Cesare Finzi, nell'ambito delle iniziative organizzate dal Comune di Rimini per il Giorno della Memoria. All'amministrazione comunale e a Laura Fontana, responsabile del Progetto Educazione alla Memoria, un grazie per l'opportunità offerta anche ai ragazzi della scuola media di incontrare un testimone che ha saputo parlare al cuore e alla mente di tutti i presenti. Di seguito alcune risonanze che alcuni alunni hanno voluto condividere sulla mattinata trascorsa al Teatro degli Atti. Incontro con Cesare Moisè Finzi del 26 Gennaio 2010 Testimonianza di VIRGINIA MORRI IIIB L’incontro del 26 gennaio con Cesare Moisè Finzi è stata una preziosa occasione per riflettere sugli errori, e sugli orrori, commessi dall’uomo nel passato. La sua testimonianza, ricca di dolorosi ricordi, ha toccato tutti nel profondo dell’anima. Una testimonianza trasmessa con lo scopo dichiarato di mantenere viva la memoria di ciò che è stato, perché solo attraverso il ricordo si potrà evitare di commettere gli stessi errori in futuro. Cesare Finzi, nonostante la fatica e la sofferenza nel rivivere i tristi momenti che hanno caratterizzato la sua gioventù, ha voluto tramandare alla generazione futura la memoria di un popolo sterminato senza pietà dal nazismo. Persone uccise per la sola “colpa” di essere nate in una famiglia ebrea. La Shoah è una strage che si sarebbe potuta evitare? Col senno di poi, certamente sì. Ma l’uomo, come spesso accade, si è lasciato “indottrinare” dalle parole di un convincente affabulatore e ha scelto il silenzio davanti al genocidio degli ebrei. Molti si sono chiusi nell’indifferenza, forse per evitare altri problemi, forse per paura di fare la stessa fine degli ebrei. Molti altri si sono lasciati trascinare dalle ideologie del momento e hanno sostenuto l’olocausto come una buona causa, necessaria per la difesa della superiore “razza ariana”. Ecco due messaggi che Cesare ci ha voluto comunicare riguardo a queste considerazioni: - l’indifferenza si è rivelata più volte, nella storia dell’umanità, uno dei mali peggiori della società. E’ importante che le nuove generazioni facciano sentire la propria voce quando sono consapevoli di un’ingiustizia;
- l’indipendenza di pensiero è fondamentale: significa ragionare sempre e solo con la propria mente e impedire al potente di turno di influenzarci con idee antitetiche rispetto ai nostri valori. Farsi trascinare dalle “ragioni” del gruppo solo per una questione di comodità o per una falsa sicurezza può davvero portare ad una nuova tragedia nella storia dell’uomo.
Personalmente, mi ritengo molto fortunata per aver avuto l’occasione di ascoltare direttamente dalla bocca di Cesare Finzi la testimonianza di una tragedia vissuta in prima persona. Apparteniamo all’ultima generazione che ha la possibilità di farlo. Chi verrà dopo di noi dovrà necessariamente immedesimarsi nel resoconto asettico dei documentari o nella drammatizzazione un po’ artificiosa del cinema. Comunque importanti. Un'altra testimonianza: EMILIE CHARLOTTE FOUREL III B Quest’incontro con il signor Finzi, mi ha aiutata molto a pensare e a ragionare. Lui aveva la mia età quando ha vissuto quel periodo difficile, perciò posso immaginare la sofferenza che deve aver provato nel dover abbandonare la sua casa, e scappare per nascondersi dal suo paese che lo discriminava come faceva con tutti gli altri ebrei, nonostante fossero italiani. Questa tragedia ci fa anche capire che la mentalità dell’uomo può arrivare al di là di quel che ci si può aspettare e che riescono ad affermarsi delle idee assurde come quelle della “razza ebraica”. Cos’avevano fatto di male queste povere persone che dovevano essere eliminate definitivamente dalla terra? Erano nate ebree, ecco la risposta. Provo molta stima nei confronti di Cesare, perché deve aver avuto coraggio nel venire a raccontarci la sua storia, la storia della sua sofferenza. In certi passaggi, si vedeva che il ricordo gli faceva male, e nonostante questo lui oggi continua a raccontare la sua vita ai giovani per non dimenticare, per impedire che quello che è accaduto si ripeta. Mi sento onorata di aver assistito a questa testimonianza, perché noi siamo l’ultima generazione che può ascoltare queste storie dalla viva voce di chi le ha vissute, e dobbiamo cercare di non dimenticare e di trasmetterne l’insegnamento anche alle generazioni che verranno. Un'altra testimonianza: ASIA BARUGOLO III B Colpa di essere nato ebreo. Colpa. È questa la colpa che milioni di persone hanno scontato con l’annientamento nei campi di sterminio o con la condanna a fuggire dalla propria città e a vivere nascosti come dei fuorilegge. Tutta colpa di quell’appartenenza alla “razza ebraica”, una razza impura, inferiore e, per questo, da eliminare.Cesare Moisè Finzi è riuscito a salvarsi, anche se nulla, dopo la triste esperienza della fuga, è tornato più come prima.E con la fuga dalla sua amata Ferrara è cominciata per Cesare e la sua famiglia una vita travagliata, segnata dalla lotta per sopravvivere e non cadere in mano alla morte.La storia di Cesare Finzi mi ha insegnato che l’uomo, capace di gesti di bene e solidarietà, è capace di giungere a sfondare i limiti del male per poter dire “Io sono forte”. Era necessario tutto ciò che è accaduto? Era inevitabile? A noi giovani spetta il compito di conoscere, riflettere, ricordare e agire perché ciò che è stato non si ripeta. Non possiamo essere superficiali, perché la vicenda di Cesare Finzi è un esempio di come la cattiveria e le assurdità più grandi possano essere commesse non necessariamente da pazzi o squilibrati, ma siano il frutto di azioni di persone cosiddette normali. Alcune riflessioni e testimonianze sono presenti sul giornlino dei ragazzi "Cronisti in classe".
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