Una gita da sogno: MADRID!

 

 

Faceva freddo l’8 novembre, il pullman sfrecciava veloce nella nebbia in direzione Milano, luogo dove avremmo dovuto prendere l’aereo che ci avrebbe portato a Madrid; la prima gita di più giorni per noi, quinta A e quinta B, e l’eccitazione era palpabile nell’aria. I finestrini del nostro mezzo di trasporto erano appannati come se neanche esso fosse stato in grado di contenere la felicità di 40 corpi frementi. Avevamo sonno, perché dopotutto stavamo viaggiando di notte, ma in pochi hanno dormito per più di qualche ora. E quando poi le classi sono arrivate a Malpensa con largo anticipo, ecco giungere la consapevolezza che questa gita stava per compiersi davvero: Security, controllo di biglietti e documenti, “ragazzi avete tolto i liquidi dal bagaglio?” ed eccoci finalmente sull’aereo. Il viaggio è durato relativamente poco e senza che potessimo dire ‘sangria’  eravamo in terra spagnola. Compiute le azioni di rito all’aeroporto e trovato l’autobus che ci aspettava siamo arrivati all’albergo. Pranzo libero e finalmente alle 14 siamo riusciti a raggiungere le camere per riposarci un po’. Alle 18 eravamo nuovamente in marcia, verso il centro città debitamente illuminato per la sera. Una foto dopo l’altra, uno sbadiglio, un mal di piedi, un ‘wow’ e la città ci aveva già preso; passando dal retro del Palacio Real, arrivando a Plaza Major e Plaza del Sol fino al viale pieno di vita e negozi. Alle 20.30 torniamo in hotel per la cena, distrutti, con ancora negli occhi la luce pulsante di Madrid, tanto stanchi quanto soddisfatti; dopo cena salutiamo i prof che ci danno appuntamento al giorno dopo e corriamo nelle nostre stanze, chi per passare un po’ di tempo insieme ai propri compagni chi per raggiungere l’agognato letto dopo aver fatto 24 ore di veglia. Lunedì 10 novembre alle 8.00 siamo riuniti nella Hall, il programma del giorno prevede la visita al Parco del Buen Retiro e al Prado. Il parco è meraviglioso, avvolti dai suoi colori autunnali ne percorriamo un tratto per arrivare al Palazzo di Cristallo, una curiosa costruzione trasparente dalla quale spiccano solo le travi, molto simili ad uno scheletro, circondata da un laghetto dal quale spuntano alberi vestiti dei loro abiti rossi e gialli, una piccola cascata laterale e tanti turisti che come noi restano affascinati dal paesaggio; per pranzo siamo liberi e ne approfittiamo per dare un occhiata in giro: non lontano sorge il monumento ad Alfonso XII anch’esso lambito dalle rive di un secondo lago artificiale di forma squadrata nel quale galleggiano languide barchette. 

 

Alle 15 lasciamo il sentiero lastricato di foglie cadute e circondato da imponenti alberi per raggiungere il Prado, da lì poco distante. Nel museo d’arte le due classi si dividono per poter seguire a turno la lezione che il nostro professor Pretolani ha preparato per noi. Il Prado colpisce per la vastità delle sue opere e non sarebbe bastato un pomeriggio per esplorarlo tutto ma purtroppo il programma stabiliva di tornare verso il centro dove ci è stato concesso un po’ di tempo per esplorare la città. La sera cena e un po’ di tempo passato insieme tra risate e scherzi, volendosi bene. Il terzo giorno siamo stati a Toledo, una piccola cittadina o un grande borgo, arrampicata su una collina ripida che rende il tutto scosceso. La cattedrale cittadina non è una cosa che si dimentica facilmente; riccamente decorata anche nel più piccolo dettaglio, imponente dal punto di vista architettonico, capace di suscitare sentimenti di profonda meraviglia. Difficile da descrivere anche se il ricordo è fresco nella mente, in quel luogo regnava un atmosfera di religioso rispetto, ci si sentiva così piccoli dinnanzi a cotanta maestosità, gli ori arrampicati dietro l’altare, i sepolcri intagliati nel marmo freddo, le sculture e i soffitti… Ogni cappella sembrava una chiesa a se, tanta era la magnificenza contenuta in esse. Finita la visita alla cattedrale c’è chi ha seguito i professori per visitare una sinagoga, chi ha seguito i propri interessi al museo della tortura e chi mosso dallo spirito avventuriero si è lasciato assorbire dalla città. Il pomeriggio non abbiamo fatto in tempo a riprenderci dalla meraviglia che eccoci di nuovo tornare nel centro della capitale per visitare il Palacio Real e la cattedrale adiacente; le decorazioni e la ricchezza di questi luoghi sono indescrivibili, il palazzo reale è degno di qualsiasi sogno principesco, pieno di stanze suntuose nelle quali nessuno si sarebbe sorpreso di vedere una principessa Disney prendere il the. Dopo l’ultima visita abbiamo fatto un giro e poi di nuovo in hotel per la cena. Il giorno seguente abbiamo visitato El Escorial, tra arte e architettura, stupore e tristezza per le catacombe.

 

La sera siamo usciti tutti insieme per celebrare l’ultima nottata in spagna, siamo stati bene, abbiamo riso fino a quando qualche testa ha iniziato a girare, ci siamo voluti bene come classe, con la testa libera dai pensieri e dalle ansie, divertendoci tutti insieme come forse non era mai capitato prima. L’ultima tappa del nostro viaggio prima di tornare in aeroporto è stato il museo d’arte moderna della Regina Sofia, come congedo Madrid ci ha mostrato artisti dello spessore di Picasso, Salvador Dalì e Francis Bacon, per lasciarci con un senso di appagamento e leggera confusione che solo l’arte partorita dalle menti del nostro secolo può darci. Dopo essere stati affascinati dall’arte moderna abbiamo ripercorso il viaggio a ritroso: visita panoramica in pullman fino all’aeroporto, bagagli, biglietti e l’attesa per salire sul mezzo che ci avrebbe riportati tra le calde braccia della nostra casa. In autobus l’atmosfera non era festosa come all’andata, ma dopotutto, dopo aver assaggiato Madrid, chi avrebbe voluto tornare alla routine di tutti i giorni?

Questa gita ci ha fatto crescere, ci ha legato come persone, abbiamo pianto e abbiamo riso, ci siamo riempiti gli occhi di meraviglie che non dimenticheremo tanto facilmente. Possiamo non volerci bene in ogni secondo, a tratti possiamo quasi detestarci ma grazie a questa esperienza abbiamo creato memorie indelebili che ricorderemo anche da adulti, quando avremo le nostre vite e il liceo non sarà che un ricordo lontano. Le facce sbiadiranno, i sentimenti provati no, tra 20 anni ci ritroveremo a sorridere tra noi stessi al ricordo di una gita vissuta con quelle persone che a volte amavi, che a volte no, ma che sempre ti resteranno dentro.

Quindi un grazie alla Preside e ai professori che hanno reso possibile questa esperienza, in particolare i nostri accompagnatori che sono stati in grado di gestire 40 studenti non proprio facilissimi da gestire: Pretolani, Calisti e Bertozzi. Gracias!

Agnese Giancecchi VA

 

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